Psycho
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(...) Aprile 1959, una recensione favorevole del romanzo di Bloch capita sotto gli occhi di Peggy Robertson, fidatissima assistente di produzione e rovistatrice di materiali per conto di Hitch (nonché, si dice, mente acida e lingua taglientissima). La Robertson cerchia a penna l'articolo, si procura il libro, lo legge, la intriga; lo passa a Hitch che se lo porta per il fine settimana a Belagio Road, nella sua villa nei pressi di Holliwood. La storia piace subito anche a lui. Lo colpisce, soprattutto, la precocità assoluta della scomparsa della protagonista, ad un terzo appena della storia; e il modo, la violenza visiva, nei vapori di una doccia, nel momento di massima intimità, sicurezza. È una storia strana, dura, nuova. È la storia giusta. Non perde tempo: ordina ai suoi collaboratori di cercare l'agente di Bloch e di offrirgli 7000 dollari per i diritti. Bloch, che non sa nulla dell'acquirente, gioca cautamente al rialzo, "spara diecimila" dice al telefono ad Altshuler. La controproposta è ultimativa: 9500, prendere o lasciare. L'affare è fatto. Quando Bloch saprà che a volere il soggetto è lui, Alfred Hitchcock, realizzerà di aver preso la più lusinghiera fregatura della sua vita. Si comincia a girare il 30 Novembre del '59, ed in soli 37 giorni il romanzo di Ed Gein diventa un film; un film piccolo, veloce, senza grandi apparati, ma spietatamente nuovo. All'incirca, per il cinema, ciò che Satisfaction sarà per il Rock. Un film superbamente tecnico, calcolato, ponderato nei suoi più minuti dettagli, anche in quelli apparentemente più insignificanti. Un'opera altamente ingegneristica, fatta in uno stato di grazia e leggerezza mai più conosciuto.
Avete mai fatto caso ai rumori dei suoi primi venticinque minuti? Rivedetelo dedicando un'attenzione selettiva proprio a quelli e capirete che Psycho è un film di rumori non meno che di immagini. Sinestesie facili quelle del cinema, naturali, ovvie. Vuol dirci qualcosa di quasi subliminale, con quei rumori, il grande mago. Sono tutto un frusciare, uno stropiccio, un crepitare di carta toccata da mani umane i primi venticinque minuti di Psycho: sono i dollari e la busta postale che li contiene; i 40000 dollari e quella busta, ripetutamente toccati e manipolati dalla protagonista in fuga. Già, la fuga, ecco a che servono quei rumori: eccitano in noi l'idea attraente e paurosa dell'avventura nello spazio; giocano con i nostri centri emotivi e percettivi. Provoca magistralmente emozioni infantili, lui: l'avventura, la fuga, la trasgressione, lo scarto, il disegnare audacemente il proprio destino, la decisione, il denaro che ci porta dovunque si voglia; l'onnipotenza del denaro. È tutto pervaso da un senso di pagana libertà, questa parte del film, da un seducente, terribile senso del mondo come cosa disponibile ("Potete fare ciò che volete", risponde il venditore di auto usate alla fuggiasca Marion).
Questa lunga fase dei fruscii termina con le luci del Bates Motel intraviste sotto la pioggia. E qui comincia la lunga sequenza dei rumori idrici. Si scherza molto in questo film con l'acqua e l'igiene: il grande mistagogo non ci vuol più comunicare, qui, il senso dell'avventura nello spazio, non vellica più pulsioni di fuga; no, ora è il senso duro della sostanziale anarchia del mondo che gli interessa contagiarci, e la cosiddetta ansia liminale primaria, la nostra paura di base, la disgregazione. Già da subito, è l'acqua, la pioggia battente a tradire: risponde Marion al compitissimo Norman che le spiega di aver imboccato per errore una strada secondaria, "Temevo di aver sbagliato strada...". Diabolici incastri di spazio e di tempo ci conducono dove non vogliamo e non sappiamo (...)
Gigi Monello
Travelling through a film
Anno scolastico 2004-05
Liceo Scientifico Statale LeonBattista Alberti
Cagliari
Classi 4 e 5 I
Gruppo di studio di Storia del Cinema
Alunni:
Elena Figus
Matteo Tolve
Cora Puxeddu
Alessandro Marras
Enrica Campagnola
Federica Cicotto
Docenti:
Maria Barbara Lanero
Teresa Balzano
Gigi Monello
Esterni:
Tore Ximenes (musica)
Cesare Dattena (arti visive)
Mauro Urpis (medicina)
Ideato e prodotto da
Gigi Monello
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