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Ombre e viaggi

Ombre e viaggi
BALCONCI
BALCONCI
ges_
morone
scalinata
SPIGOLO


Poca tecnica. Anzi, nulla. La macchina è una Yashica J2; regalo di compleanno; costo presunto sulle 150mila. Insomma, lo confesso subito, poca tecnica. Anzi, nulla. Me la sono portata dietro durante uno dei rituali viaggi estivi in solitaria. Per molto tempo ho diffidato della macchina fotografica al seguito, durante i viaggi. Ci tenevo a conservare tutto in quello strano mondo, insieme nitido e offuscato, della memoria, e a giocarci con i ricordi, e con quella loro, per così dire, sacralità non esternabile, inaccessibile ad altri. Avevo paura che l'immagine rimpicciolita, tascabile, manipolabile, delle cose viste, ne affievolisse la forza, ne svirilizzasse il fascino, la grandezza avvolgente. Poi, per un po' di tempo, mi è capitato di maneggiare foto non mie, di grande formato, di posti visitati. E mi sono detto, perché no? Superata una certa soglia di grandezza, quello spiacevole effetto depotenziante, non pare prodursi. Anzi. Talvolta pare di rientrare in quel luogo, di esserne di nuovo stregato. Con tutto ciò, mi resta un dubbio di fondo: forse il ricordo spontaneo, non assistito materialmente, dà qualcosa di essenzialmente altro. Ma tant'è; ancheGES_170 le foto servono: la memoria illanguidisce fatalmente. Nuove immagini cercano posto accanto alle antiche; a spese delle antiche. Anche se sorprende la forza spontanea di certe immagini vecchissime, tornate a galla da sole, dall'"interno". Sì, hanno una forza diversa le foto della soggettività, quelle venute da dentro; sono cariche di una autenticità che non è dato più ritrovare in queste, allineate davanti a me. Forse succede come con un certo "passaggio" che ci è piaciuto molto, di una certa musica: quando ti concedi di risentirlo e sei Iì al varco ad aspettarlo, esso non dice più quello che aspettavi; o, meglio, non lo dice più in quel modo. Pesca in qualche posto più fondo, la memoria spontanea. Scatto una foto quando in ciò che mi si para dinanzi vedo un che di deciso e di "formato", di denso e determinato. Come se il luogo avesse una identità sua che si rivela, un profilo inconfondibile, irriducibile. Scatto senza problemi tecnici. Premo e poi fa tutto "lei", questa piccola, dilettantesca scatolina magica, capace di portarsi via pezzi di mondo sopra una fogliolina di luce, con tutti i più piccoli dettagli appresso. E pezzi di Tempo(°) anche, frammenti unici. Non ho fatto altro che cercare il posto giusto al momento giusto. E poi... click. Dispenso, sin d'ora, i fotografi veri dal MORONE_170 farmi sensate obiezioni: non le capirei.

Ricorda Tonino Guerra, "Con Antonioni, mentre preparavamo 'L'Aquilone', facemmo un viaggio in camion in Uzbekistan. Incontrammo tre pellegrini musulmani. Ci fermammo per dar loro un passaggio e, quando scesero, Michelangelo li immortalò con la polaroid. Il più anziano dei tre guardò la foto e ce la restituì dicendo: 'perché fermare il tempo?'". Roma, 20.07.98 Via Merulana, al Bar Ornella, La bruttezza misteriosa di alcune vecchiette romane, ferme, con un ghigno maligno, la sporta della spesa in mano, a contare quattrini; con quelle loro schiene curve, e quelle calze lunghe, invernali, fermate al ginocchio. Forse è il T e m p o che si è impadronito di loro, e che, così, mediante loro, ci manda un qualche messaggio. Un'orzata, seduto a tavolino, £ 3500. Ecco come campano a Roma i baristi.

Il più bel posto per avere paura

Non ho ricordi chiarissimi della faccenda, di quella leggendaria prima volta, ma mi è subito piaciuto tutto di Roma. Se premo un certo tasto della memoria, torna come una nebbia di cose: le Zie con casa a Monteverde Vecchio, i primi anni sessanta, i viaggi di lavoro di mio padre, le seicento Fiat; riappare anche "L'ammutinamento del Caine", trovato in uno scaffale, che mi portavo dietro nelle passeggiate alscalinata_170 Gianicolo; ed ancora la Festa de Noantri, le luci, i rumori; e lo zio, ex guardia di P.S., imponente, che mi portava a visitare il centro. Se una cosa è rimasta chiarissima è la sensazione di totale congenialità con il luogo, l'idea di un incontro fatale, prestabilito, la felicità di trovarmici, la certezza che non avrei più smesso di tornarci. Mi piaceva proprio tutto di Roma, anche il particolare più insignificante: il selciato anonimo di una via, un altissimo androne semioscuro, un festoncino sotto una finestra, il colore delle case, la trama degli antichi muri; certe strisciate di luce, all'imbrunire, sul culmine dei palazzi. E quel verde, quel verde invecchiato, incolto, polveroso, che tutta la infiltra e la invade...


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Catalogo Libri

Ombre e Viaggi
Impressioni e fantasmi di strada di un semifotografo

Testi e foto
Gigi Monello

Galleria "La Bacheca",
Cagliari, 11-21 Dicembre 1999

Ideato e prodotto da
Gigi Monello