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Accadde a Famagosta - Appendice
Accadde a Famagosta - Appendice
€3.00
Autore: Gigi Monello
ISBN 978-88-902371-1-9
La relazione di Nestore Martinengo
Nota del curatore
Il fascicolo contiene la Relazione del nobile bresciano Nestore Martinengo (1548-1630) scampato all'eccidio di Famagosta e rientrato fortunosamente in Italia alla fine dell'anno 1571. Salvo che per le moltissime "u" (haueuano, uino, uisitando) convertite, secondo la grafia moderna, in "v", il testo cinquecentesco viene conservato invariato. Rari gli interventi sulla punteggiatura, e solo di fronte ad una illogicità evidente. L'originale trascritto (di cui si è omessa la finale elencazione di personaggi turchi e italiani presenti alla battaglia) è del 1572, ed è conservato alla Biblioteca Universitaria di Padova. Una copia datata 1571, recante Fano come luogo di stampa, si trova alla Alessandrina di Roma. Altre copie a Venezia, Vicenza, Milano. Le edizioni moderne del documento che constano al curatore, sono la riproduzione fotografica in appendice al volume, A. Aleardi, Marcantonio Bragadin all'assedio di Famagosta, Verona, 1978; e la pubblicazione negli Annuari dell'Istituto Tecnico Commerciale "Lorgna", Verona, 1974. Notizie sul Martinengo e sul reggimento dei Bresciani andato a difendere Famagosta in, Guerrini Paolo, Una celebre famiglia lombarda: i conti di Martinengo: studi e ricerche genealogiche; Brescia, Tipo-litografia F.lli Geroldi, 1930. Promis Carlo - Biografie di ingegneri militari italiani dal secolo 14. alla meta del 18. - Torino - 1874. Pasero Carlo - La partecipazione bresciana alla guerra di Cipro e alla battaglia di Lepanto : 1570-1573 - Brescia - 1954. - Per tutti i riferimenti bibliografici abbreviati presenti in questa appendice si rinvia alla prima parte dell'opera.
Da, Accadde a Famagosta, pp. 168-169;
Il Capitano avventuroso
(Nestore Martinengo)
Qualcuno tenta con lui il gioco pesante. Si è dato prigioniero ad un Sangiacco del Bir, e dopo quarantadue giorni di remo, gli paga i cinquecento zecchini fissati come riscatto. Ma quello non lo libera. Accampa pretesti. Assicura che lo libererà una volta rientrati sulla terraferma dell'Impero. Forse il galantuomo ha intravisto in quel giovane di buona famiglia un affare da trattare a rate; o forse chissà cos'altro. Allora l'Italiano smette di fidarsi e agisce. Si gioca tutto. È la storia più perigliosa e romanzesca di questo Assedio. Di notte, sale con un Greco su una barchetta e si spinge in mare aperto: per vele due camicie e il resto a forza di braccia. È giovane e forte Nestore. Di antica famiglia nobile, di Brescia; a Cipro ne son venuti in molti con quel cognome: Hieronimo, Hercole, Alovigi. A Famagosta è arrivato a Gennaio[1], con l'ultimo rinforzo del Querini, e subito si è fatto notare. Ferito due volte, è stato tra i più valorosi sulle mura sbrecciate e su quelle mitiche, imprendibili ritirate; adesso non vuol saperne di invecchiare facendo da paggio ad un Sangiacco turco.
Come Dio vuole, tra burrasche e rischi di annegamento, la barchetta giunge a Tripoli di Siria dove il nostro si nasconde in casa di christiani. Poi, il venticinque Settembre, riesce a salire a bordo della Santo Vittor, una navetta francese in partenza per il ponente. Forse per approviggionarsi d'acqua, qualche giorno dopo la nave dà la fonda nei pressi del Capo delle Gatte, poco più a sud di Famagosta: l'intrepido fuggiasco è di nuovo paurosamente vicino ai luoghi delle sue disgrazie. Ma la curiosità prevale sul timore,
dismontai e parlai con alcuni villani, ch' uccellavano a falconi, ai quali dimandai com'erano trattati da Turchi, e come era lavorata, e seminata l'Isola; mi risposero che non potevano essere trattati peggio, non hauendo cosa che fusse sua, essendo villaneggiati, e battuti sempre (...) e che dell'isola non era coltivata se non la montagna dalla parte verso ponente, perché erano poco molestati daiTurchi; ma nella campagna e nella banda di levante era pochissimo seminato, e quasi deserta (...).
Ripreso il mare, la Santo Vittor toccò infine Creta, dove la benevolenza di un tal Latino Orfino, permise a Nestore di levarsi di dosso la ruvida tela di sacco di cui andava vestito, e di sentirsi nuovamente se stesso. Poi ancora mare, giornate intiere; e, infine, Venezia.Grazie alla sua audacia, è il primo dei reduci di Famagosta a rientrare in Italia. Per ordine del Senato, stende la sua Relazione e la legge di fronte a quel consesso. Per la prima volta si apprendono i dettagli dell'accaduto, sin'allora trasmessi solo oralmente e chissà quanto deformati. In poco tempo, la sua Relazione circolerà per tutta Europa, e la misera fine del Capitano Bragadin desterà, dappertutto, universale pietà e raccapriccio.
¹Non è del tutto chiaro, in quale momento il Martinengo sia arrivato a Cipro. L'attacco temporale della sua Relazione (metà Febbraio 1571) farebbe pensare ad un arrivo al seguito del Querini. Il capitano Gatto, però, lo dice giunto a Cipro con il convoglio guidato dallo zio Hieronimo (morto per malattia durante il viaggio), nel Maggio del 1570. Il Catizzani, poi, curatore dell'edizione della Relazione di Gatto, cita un codice della Biblioteca Vaticana, contenente un Resoconto anonimo, ma per lui attribuibile al Martinengo, ove si narrano fatti anteriori al soccorso del Querini (Gatto, op.cit., p. 9, n.2; p.18, n.1). (Dall'Appendice, Cose aggiunte e corrette).
ISBN 978-88-902371-1-9
La relazione di Nestore Martinengo
Nota del curatore
Il fascicolo contiene la Relazione del nobile bresciano Nestore Martinengo (1548-1630) scampato all'eccidio di Famagosta e rientrato fortunosamente in Italia alla fine dell'anno 1571. Salvo che per le moltissime "u" (haueuano, uino, uisitando) convertite, secondo la grafia moderna, in "v", il testo cinquecentesco viene conservato invariato. Rari gli interventi sulla punteggiatura, e solo di fronte ad una illogicità evidente. L'originale trascritto (di cui si è omessa la finale elencazione di personaggi turchi e italiani presenti alla battaglia) è del 1572, ed è conservato alla Biblioteca Universitaria di Padova. Una copia datata 1571, recante Fano come luogo di stampa, si trova alla Alessandrina di Roma. Altre copie a Venezia, Vicenza, Milano. Le edizioni moderne del documento che constano al curatore, sono la riproduzione fotografica in appendice al volume, A. Aleardi, Marcantonio Bragadin all'assedio di Famagosta, Verona, 1978; e la pubblicazione negli Annuari dell'Istituto Tecnico Commerciale "Lorgna", Verona, 1974. Notizie sul Martinengo e sul reggimento dei Bresciani andato a difendere Famagosta in, Guerrini Paolo, Una celebre famiglia lombarda: i conti di Martinengo: studi e ricerche genealogiche; Brescia, Tipo-litografia F.lli Geroldi, 1930. Promis Carlo - Biografie di ingegneri militari italiani dal secolo 14. alla meta del 18. - Torino - 1874. Pasero Carlo - La partecipazione bresciana alla guerra di Cipro e alla battaglia di Lepanto : 1570-1573 - Brescia - 1954. - Per tutti i riferimenti bibliografici abbreviati presenti in questa appendice si rinvia alla prima parte dell'opera.
Da, Accadde a Famagosta, pp. 168-169;
Il Capitano avventuroso
(Nestore Martinengo)
Qualcuno tenta con lui il gioco pesante. Si è dato prigioniero ad un Sangiacco del Bir, e dopo quarantadue giorni di remo, gli paga i cinquecento zecchini fissati come riscatto. Ma quello non lo libera. Accampa pretesti. Assicura che lo libererà una volta rientrati sulla terraferma dell'Impero. Forse il galantuomo ha intravisto in quel giovane di buona famiglia un affare da trattare a rate; o forse chissà cos'altro. Allora l'Italiano smette di fidarsi e agisce. Si gioca tutto. È la storia più perigliosa e romanzesca di questo Assedio. Di notte, sale con un Greco su una barchetta e si spinge in mare aperto: per vele due camicie e il resto a forza di braccia. È giovane e forte Nestore. Di antica famiglia nobile, di Brescia; a Cipro ne son venuti in molti con quel cognome: Hieronimo, Hercole, Alovigi. A Famagosta è arrivato a Gennaio[1], con l'ultimo rinforzo del Querini, e subito si è fatto notare. Ferito due volte, è stato tra i più valorosi sulle mura sbrecciate e su quelle mitiche, imprendibili ritirate; adesso non vuol saperne di invecchiare facendo da paggio ad un Sangiacco turco.
Come Dio vuole, tra burrasche e rischi di annegamento, la barchetta giunge a Tripoli di Siria dove il nostro si nasconde in casa di christiani. Poi, il venticinque Settembre, riesce a salire a bordo della Santo Vittor, una navetta francese in partenza per il ponente. Forse per approviggionarsi d'acqua, qualche giorno dopo la nave dà la fonda nei pressi del Capo delle Gatte, poco più a sud di Famagosta: l'intrepido fuggiasco è di nuovo paurosamente vicino ai luoghi delle sue disgrazie. Ma la curiosità prevale sul timore,
dismontai e parlai con alcuni villani, ch' uccellavano a falconi, ai quali dimandai com'erano trattati da Turchi, e come era lavorata, e seminata l'Isola; mi risposero che non potevano essere trattati peggio, non hauendo cosa che fusse sua, essendo villaneggiati, e battuti sempre (...) e che dell'isola non era coltivata se non la montagna dalla parte verso ponente, perché erano poco molestati daiTurchi; ma nella campagna e nella banda di levante era pochissimo seminato, e quasi deserta (...).
Ripreso il mare, la Santo Vittor toccò infine Creta, dove la benevolenza di un tal Latino Orfino, permise a Nestore di levarsi di dosso la ruvida tela di sacco di cui andava vestito, e di sentirsi nuovamente se stesso. Poi ancora mare, giornate intiere; e, infine, Venezia.Grazie alla sua audacia, è il primo dei reduci di Famagosta a rientrare in Italia. Per ordine del Senato, stende la sua Relazione e la legge di fronte a quel consesso. Per la prima volta si apprendono i dettagli dell'accaduto, sin'allora trasmessi solo oralmente e chissà quanto deformati. In poco tempo, la sua Relazione circolerà per tutta Europa, e la misera fine del Capitano Bragadin desterà, dappertutto, universale pietà e raccapriccio.
¹Non è del tutto chiaro, in quale momento il Martinengo sia arrivato a Cipro. L'attacco temporale della sua Relazione (metà Febbraio 1571) farebbe pensare ad un arrivo al seguito del Querini. Il capitano Gatto, però, lo dice giunto a Cipro con il convoglio guidato dallo zio Hieronimo (morto per malattia durante il viaggio), nel Maggio del 1570. Il Catizzani, poi, curatore dell'edizione della Relazione di Gatto, cita un codice della Biblioteca Vaticana, contenente un Resoconto anonimo, ma per lui attribuibile al Martinengo, ove si narrano fatti anteriori al soccorso del Querini (Gatto, op.cit., p. 9, n.2; p.18, n.1). (Dall'Appendice, Cose aggiunte e corrette).
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Scepsi & Mattana
La nostra Casa Editrice, e il suo primo libro, nascono nella sala colazioni di un alberghetto di Otranto, un giorno d'estate del 1999. È lì che abbiamo conosciuto Gigi Monello. Una mattina, prima del mare, ci è capitato di leggere il titolo del volume che questo non troppo pettinato sconosciuto, si era portato giù a colazione, "Atti del convegno sull'assedio di Otranto". Leggi tutto
