-

Diventare Dio a sedici anni - NOVITÀ
Una certa gioventù tra juke box e India.
L'onda anomala li prese in pieno; non ebbero scampo. Erano figli di famiglie rispettabili della Cagliari anni '60...
Leggi tutto
-

Il tesoro della Sierra Madre
Viaggio dentro un film
Il petrolio che pullula sotto le sabbie delle sue lagune, ha reso famosa Tampico e gente di ogni genere viene qui in cerca di fortuna.
Leggi tutto
-

Psycho
"In fondo alla gente piace essere spaventata". (...)
Aprile 1959, una recensione favorevole del romanzo di Bloch capita sotto gli occhi di Peggy Robertson...
Leggi tutto
La luce nel fosso. Tre racconti su Leopardi e Napoli
La luce nel fosso. Tre racconti su Leopardi e Napoli
€6.00
Autore: Gigi Monello
ISBN 978-88-902371-3-3
La luce nel fosso. Tre racconti su Leopardi e Napoli
Da una parte la Napoli ottocentesca, impasto di riti del cibo e devozione ai santi, bordelli e tabernacoli; luogo ove tutto si incrocia: mare, malattia, camorra, sudiciume, leggi; grumo denso e insondabile; pulsare misterioso. Dall'altra lui, il piccolo conte gobbo, l'erudito, la mente più acuta del secolo. Incontro fatale e paradossale, occasione di un'ambigua partita tra festosità ignara della plebe e lucido argomentare del filosofo; intenta, l'una, a vivere la vita, l'altro a mostrare come essa danzi insensata sull'orlo di un fosso, di cui la luce ci oscura la vertigine.
Sa di contrappasso spaventoso e sottile, questo Leopardi venuto a morire a Napoli. Lui, il filosofo disperato del nulla, fra gli adoratori del sole, nella città pagana e felice, specchiata nel mare. Strano incontro per davvero, e di cui a nessuno è dato sapere con certezza cos'abbia veramente prodotto. Disprezzo? Noia? Attrazione? Disgusto? Si lavora per indizi e deduzioni. Cose arrischiate. Lui ne parla poco e, quando lo fa, la contingenza polemica pare sin troppo scopertamente velargli l'intimo sentire.
Non resta, allora, che stare al racconto altrui, ai famosi Sette anni di sodalizio con Giacomo leopardi di Ranieri; racconto partigiano, narcisistico, retorico, discusso e stradiscusso ma, a dispetto di tutto, unica fonte possibile di ogni serio discorso sul Leopardi napoletano. E sul punto Ranieri pare non avere dubbi, "Napoli l'attraeva come il sole attrae il pianeta"; confessiamolo, non c'è la prova, ma si è fortissimamente tentati di crederlo; dell'incanto ambiguo di posti come Napoli su menti tormentate e profonde, non mancano certo documenti.
Pensate la Napoli di quel tempo, la capitale del Sud; un immenso labirintico termitaio al sole, brulicante di esseri che si levano ogni giorno a vivere una vita fatta di sola fisicità; cinquecentomila umani intenti a campare nelle maniere più fantasticamente varie una vita che non hanno chiesto -gli è stata data-, e cui si tengono abbarbicati, tenaci, ignari. Questo grandioso ingorgo di natura e storia, sedimento di umanità tra mare e monti, stratificazione caotica di una dozzina di concetti di città, disordine e intrico fatale, dove in pochi passi da lungomari piani e assolati, puoi ritrovarti dentro neri budelli murati, vertiginosi, periclitanti, risuonanti come voliere, zeppi di umani che reclamano senza pudore di vivere.
Poteva, tutto ciò, non colpirlo?
Passeggiava Leopardi, a Napoli, questo è certo; passeggiava tutte le volte che poteva; quando non era malato e non studiava, passeggiava; come non aveva mai fatto in passato in nessun altro luogo della sua vita; con quello sguardo divorante sulle cose che porta l'artista vero a perdersi nel suo oggetto.
In questo senso, si può credere a Ranieri: lo affascinò quel materialismo vissuto e praticato, quell' essere tanto beatamente incapaci di trovare nel quotidiano domande generali; quel vivere senza pensare. Chi, meglio di lui, adatto a stupirsene e a comprenderlo? Lui, che di sé aveva detto, "è il pensiero il mio carnefice" e, in un altro lontano giorno della sua vita, "Voglio piuttosto essere infelice che piccolo".
ISBN 978-88-902371-3-3
La luce nel fosso. Tre racconti su Leopardi e Napoli
Da una parte la Napoli ottocentesca, impasto di riti del cibo e devozione ai santi, bordelli e tabernacoli; luogo ove tutto si incrocia: mare, malattia, camorra, sudiciume, leggi; grumo denso e insondabile; pulsare misterioso. Dall'altra lui, il piccolo conte gobbo, l'erudito, la mente più acuta del secolo. Incontro fatale e paradossale, occasione di un'ambigua partita tra festosità ignara della plebe e lucido argomentare del filosofo; intenta, l'una, a vivere la vita, l'altro a mostrare come essa danzi insensata sull'orlo di un fosso, di cui la luce ci oscura la vertigine.
Sa di contrappasso spaventoso e sottile, questo Leopardi venuto a morire a Napoli. Lui, il filosofo disperato del nulla, fra gli adoratori del sole, nella città pagana e felice, specchiata nel mare. Strano incontro per davvero, e di cui a nessuno è dato sapere con certezza cos'abbia veramente prodotto. Disprezzo? Noia? Attrazione? Disgusto? Si lavora per indizi e deduzioni. Cose arrischiate. Lui ne parla poco e, quando lo fa, la contingenza polemica pare sin troppo scopertamente velargli l'intimo sentire.
Non resta, allora, che stare al racconto altrui, ai famosi Sette anni di sodalizio con Giacomo leopardi di Ranieri; racconto partigiano, narcisistico, retorico, discusso e stradiscusso ma, a dispetto di tutto, unica fonte possibile di ogni serio discorso sul Leopardi napoletano. E sul punto Ranieri pare non avere dubbi, "Napoli l'attraeva come il sole attrae il pianeta"; confessiamolo, non c'è la prova, ma si è fortissimamente tentati di crederlo; dell'incanto ambiguo di posti come Napoli su menti tormentate e profonde, non mancano certo documenti.
Pensate la Napoli di quel tempo, la capitale del Sud; un immenso labirintico termitaio al sole, brulicante di esseri che si levano ogni giorno a vivere una vita fatta di sola fisicità; cinquecentomila umani intenti a campare nelle maniere più fantasticamente varie una vita che non hanno chiesto -gli è stata data-, e cui si tengono abbarbicati, tenaci, ignari. Questo grandioso ingorgo di natura e storia, sedimento di umanità tra mare e monti, stratificazione caotica di una dozzina di concetti di città, disordine e intrico fatale, dove in pochi passi da lungomari piani e assolati, puoi ritrovarti dentro neri budelli murati, vertiginosi, periclitanti, risuonanti come voliere, zeppi di umani che reclamano senza pudore di vivere.
Poteva, tutto ciò, non colpirlo?
Passeggiava Leopardi, a Napoli, questo è certo; passeggiava tutte le volte che poteva; quando non era malato e non studiava, passeggiava; come non aveva mai fatto in passato in nessun altro luogo della sua vita; con quello sguardo divorante sulle cose che porta l'artista vero a perdersi nel suo oggetto.
In questo senso, si può credere a Ranieri: lo affascinò quel materialismo vissuto e praticato, quell' essere tanto beatamente incapaci di trovare nel quotidiano domande generali; quel vivere senza pensare. Chi, meglio di lui, adatto a stupirsene e a comprenderlo? Lui, che di sé aveva detto, "è il pensiero il mio carnefice" e, in un altro lontano giorno della sua vita, "Voglio piuttosto essere infelice che piccolo".
Prodotti Visti di Recente
- Diventare Dio a sedici anni (Categoria: Narrativa)
Recensioni Clienti:
Nessuna recensione disponibile per questo prodotto.Autenticati per poter scrivere una recensione.
Scepsi & Mattana
La nostra Casa Editrice, e il suo primo libro, nascono nella sala colazioni di un alberghetto di Otranto, un giorno d'estate del 1999. È lì che abbiamo conosciuto Gigi Monello. Una mattina, prima del mare, ci è capitato di leggere il titolo del volume che questo non troppo pettinato sconosciuto, si era portato giù a colazione, "Atti del convegno sull'assedio di Otranto". Leggi tutto
